mercoledì, aprile 12

un’antropologia del maccherone

Il rapporto che intercorre tra i napoletani e la pasta è di forte dipendenza. Una dipendenza che quasi esclude la possibilità che tale rapporto non esista e che serve invece ad esprimere l’ambiguità che sottende al carattere popolare partenopeo. La contrapposizione natura/cultura, elemento fondante dell’identità dei gruppi umani, si risolve, a Napoli, in un eterno oscillare: tra passato e presente; dal carattere ambiguo di Pulcinella, un po’ servo un po’ no, un po’ uomo un po’ donna, alla figura dei “femminielli” donne-uomini di arcaica tradizione. Tale eterna ambiguità è ulteriormente espressa, come scrive Marino Niola in “Totem e ragù” (Pironti Editore), dalla modalità di cottura del maccherone: al dente.
A metà tra il crudo e il cotto o, se si preferisce, tra natura e cultura, il maccherone rappresenta quella possibilità tutta napoletana di essere altro, sempre, divenendo il simbolo di un’intera cultura popolare. L’al dente diviene anche, in una prospettiva antropologica, una caratteristica anarchica mal riconducibile ad un ordine di tipo binario natura/cultura – crudo/cotto e, ancora una volta, espressione di un’ambiguità pendente, tra maschile e femminile. “Sdoppiando verso il basso la categoria del cotto, è possibile al maccherone rimanere “tuosto” (caratteristica maschile per eccellenza) collocandosi così tra il crudo e il cotto, maschio e femmina, duro e molle, e configurandosi come il più crudo tra gli alimenti cotti e il più cotto tra gli alimenti crudi. La durezza relativa, conservata grazie a questa particolare cottura, consente così di non mettere in discussione l’equazione tra cultura e virilità su cui poggia l’ordine sociale e cosmico della comunità partenopea” (Niola – p. 185). Un’ambiguità ambigua, quindi, che da un lato partecipa nella “difesa” del carattere anche virile del popolo napoletano e, dall’altro contempla quella tendenza, altra, verso il femminile (il crudo – la natura): “(…) Freud, in una delle sue opere più tarde, Edipo in cucina, paragona l’indigestione da maccheroni col ragù all’unione incestuosa con la madre. Non va dimenticato che gli zitoni al ragù, conosciuti nel corso di un viaggio a Napoli, impressionarono profondamente il padre della psicanalisi, che vi scorse una particolare modalità della castrazione maschile ad opera della madre: una sorta di sanguinolento corollario dell’invidia del pene” (Niola – p. 186). La pasta, i maccheroni, ci rammenta Niola, sono strettamente legati alla figura della Mamma: figura dal carattere ambiguo, tra riproduzione e negazione della sessualità.
Assai difficile risulta per noi districarci nel tentativo di configurare un’antropologia del maccherone. Ma il Maiale Ubriaco crede comunque di poter raccontare o, quantomeno, fornire degli spunti.
Quel che è certo, per terminare il nostro discorso, è che la pasta diviene il simbolo della napoletanità. Il simbolo di un popolo che ha scelto di non vivere una sola identità, scegliendo il compromesso.

13 Comments:

Blogger Gloria said...

Mamma mia, complimenti. Solo un appassionato culinario potrebbe parlare così tanto e con tanta filosofia e storia di maccheroni e mailae...notizie davvero interessanti. Qualcosa di originale e diverso dal solito e dalle solite opinioni. Sicuramente qualcuno del mestiere...

12/4/06 12:28 PM  
Blogger il maiale ubriaco said...

grazie mille per gli elogi. in realtá non siamo del mestiere, ma semplicmente due appassionati di cuicina che guardano al passato (non solo culinario) come qualcosa da rivalutare.

Re

12/4/06 2:01 PM  
Anonymous Anonimo said...

Sono ammiratissima, Ste, veramente, complimenti. Ancora una volta hai saputo parlare della dualità delle "cose", con centratissimi riferimenti psicoanalitici alla doppia "natura" della Mamma, che raramente ho avuto occasione di leggere. Quanto mi farai aspettare adesso, per leggere qualcosa di altrettanto ammirevole?

Nicole
PS: sono Mamma, cucino il ragù e mio figlio adora i maccheroni. Touchée!!

12/4/06 2:01 PM  
Blogger il maiale ubriaco said...

Cara Mamma Nicole..sei sempre gentile. Mi fa piacere che apprezzi le mie riflessioni antropo-culinarie. Il Maiale Ubriaco è appena nato e ci sarà tanto da scrivere e c'è tanta voglia di farlo. Seguici sempre. Ste-

12/4/06 2:54 PM  
Blogger Gloria said...

Bè carinissimi anche nelle risposte. Sicuramente farò una visitina ogni tanto, lasciandovi qualche commento ma voi continuate così. Anche se è da poco che avete intrapreso il blog mi sembra lo stiate portando avnti molto seriamente e con impegno, perciò è un piacere leggervi.
Buon lavoro ragazzi/e.

12/4/06 4:09 PM  
Blogger Juliette Godart said...

Ho una domanda da fare: che differenza intercorre, se intercorre, tra la 'dualità' e la 'doppiezza'?

12/4/06 4:52 PM  
Blogger il maiale ubriaco said...

Juliette..la dualità è femmina come la parola ed è quindi Natura. Due parti di una sola in accordo o in disaccordo tra loro. La doppiezza è duplicato o, anche, mancanza di lealtà. Ste-

12/4/06 5:17 PM  
Blogger mycosysafe said...

ciao sono la cuginetta di Ste
( quaranta anni and half).
my chiamo mycosysafe oppure apuliandolls: in quanto ad identità non mi sono mai formalizzata.

Ste si vede che stai studiando eheheheheh!!!

Ma non sto scherzando!! Che dire? cibo e sessualità, cibo come rimando all'identità. Un pò come non smettere mai di pensare, neanche davanti ad un ottimo piatto di pasta asciutta o al ragout.
Poi, l'insistenza sul colore rosso è quasi un' ossessione. Le paste alternative, quelle colorate in maniera non sospetta mi rilassano di più...

Il legame tra pancia e gusto(visivo o del sapore) temo, che sia quasi indissolubile.
Ma nutro forti speranze sul recupero dello stesso ad altri scopi... Poi, se ci pensiamo, la pasta è il cibo che salda anche rapporti più " moderni"; per esempio gli amici.
Vi dice niente la frase: " andiamo a casa mia a farci due spaghetti?".

adesso è pasqua: ho il sospetto che avremo molto da raccontarci.
Un bacio a Ste e a auguri tutti i suoi amici.

13/4/06 8:51 AM  
Blogger il maiale ubriaco said...

E' interessante (e mi ci soffermerei) questo punto dell'intervento di mycosysafe: "Un pò come non smettere mai di pensare, neanche davanti ad un ottimo piatto di pasta asciutta o al ragout". La possibilità culturale di "feticizzare" o totemizzare il piatto che si ha davanti. Come (un pò come accadeva nei primi documentari del documentarismo democratico europeo) scorgere, proprio vedere nel piatto la storia, l'identità culturale, l'appartenenza regionale. Un processo slowfood che diventa importante nel momento in cui noi raggiungiamo la consapevolezza antropologica che il cibo ha un valore culturale che va difeso. In nome del territorio, dell'uomo e, naturalmente, del gusto.
Un bacio cuginetta.. Ste-

13/4/06 1:22 PM  
Anonymous Anonimo said...

...e pensare che mi avevano insegnato che quando si mangia si combatte con la morte...
bacio accettao e ricambiato
antonella

14/4/06 7:35 AM  
Blogger lalla said...

e con questo post....potrei chiamarti "ohhhh frat mio!!!!!!"
tipica espressione napoletana fra i ragazzi per indicare il migliore amico.....
sono napoletana di adozione e:
...la pasta al centro del mondo....
ne mangerei quintali...
rigorosamente ruvida e al dente....
baci lalla

ps nn sono passata prima a trovarti perchè nn ho letto il comment che mi hai lasciato.....
ma tranq ora passerò + spesso!
un altro bacione lalla

23/4/06 9:24 AM  
Blogger lalla said...

a dimenticavo....
antonella ma chi t'ha insegnato sta....caxxxxxxx????
se parliamo di andare in qualche catena della ristorazione multi nazionale (mc D e affini)
.....posso anche essere d accordo con quello che dici ....ma davanti un bel paitto di macchironi al ragù o due spaghi aglio olio e peperoncino...nn credo proprio
buona domenica a tutti
baci

23/4/06 9:56 AM  
Anonymous Anonimo said...

a ciao differenza tra un maccarruni cooor buco e un maccarruni coorr senza buco a maiale ubriaco qul...èèè

15/8/07 7:53 PM  

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