mercoledì, ottobre 24

Mario, Eduardo e il pernacchio di Zucchi

Dietro la copertina di questo taccuino, di fianco la prima pagina su cui appuntai l’emozione che mi diede il Frappato di Vittoria di Arianna Occhipinti – è vero amico mio, l’ho conosciuta, ed hai ragione: i vini somigliano a chi li fa – ho scritto: I vini che rincorro attraverso l’Italia sono, dunque, eccezioni alla melanconica regola: vini tra i pochi, tra gli ultimi, che non siano soltanto nomi e niente di più. Come quelle affettuose dediche che talvolta mi lasciano coloro che mi regalano un libro.
Credo di aver citato passi di Vino al Vino di Mario Soldati tante di quelle volte senza aver mai scritto ciò che avrei dovuto. Compratelo e leggetelo. È l’unica cosa che porto con me, insieme al taccuino, in questo viaggio: E perciò continuo a ripetere quanto ho già detto: non faccio questo viaggio per poter poi descrivere un vino ai miei lettori; ma solo per invitarli a viaggiare a loro volta, e a scoprire così altri vini, tutti e sempre diversi, perché il gusto di un vino significa qualcosa solo in rapporto alla persona che lo beve, e al luogo e all’ora e alle condizioni in cui lo beve.
Fresco e fragrante, il Lambrusco di Sorbara di Zucchi si concede rapido al naso con una profusione di piccoli frutti rossi che subito invogliano ad un sorso pieno e godurioso che si chiude con l’ardente desiderio di farne passionalmente un altro grazie all’acidità tagliente che non concede nulla a qualsivoglia ruffianeria. Secco ed immediato, racchiude in se la cultura della semplicità. Credo che l’unico abbinamento possibile sia con l’ultimo episodio de L’oro di Napoli, film tratto dai racconti di Giuseppe Marotta, sceneggiato da Zavattini per la regia di De Sica.
Spero vi siate goduti le immagini che vi ho proposto. E se non lo avete fatto vi consiglio di farlo prima di continuare a leggere. L’allegria che proverete è identica a quella che mette il Lambrusco di Zucchi. E poi c’è altro. Appoggiando l’orecchio, sì l’orecchio, non il naso, al bicchiere, ho iniziato a sentire il fricicchio delle bollicine che salivano dal fondo trasformarsi…trasformarsi in un pernacchio. Un bel pernacchio indirizzato a tutti noi. Tutti noi di questo mondo enoico, nessuno escluso e me per primo perché chi più sciocco di me, e chi più senza fede? come scrisse Walt Whitman. A tutti noi che il vino lo degustiamo, lo valutiamo e lo sputiamo. Che lo compriamo, lo raccontiamo e lo numeriamo. A tutti noi che lo critichiamo o lo elogiamo, lo premiamo o lo sputtaniamo, e che spesso ce la crediamo e ce la cantiamo. A tutti noi che lo produciamo, lo rappresentiamo e lo vendiamo.
Ma quel pernacchio è utile anche a tutti voi. Perché Zucchi ricorda con il suo fricicchio pernacchiante le parole di Don Ersilio: con un pernacchio come quello che vi ho fatto sentire io, si può fare una rivoluzione!
Amen.

Azienda Agricola Zucchi Davide
via Viazza, 64
- San Prospero sulla Secchia, Modena
Tel e Fax: 059.908934
www.vinizucchi.it

Mauro Erro - Taccuino di un giovane bevitore

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3 Comments:

Anonymous Anonimo said...

certo fa un po' impressione la pubblicita' del fruttologo a latere delle tue riflessioni...

non ti pare...

anzi forse no...

il pernacchio, quello si', ci sta proprio a puntino...

24/10/07 7:32 PM  
Anonymous Anonimo said...

Chiedo scusa a tutti ieri ho dimenticato di firmarmi.

Sono io... fabiocimmino

25/10/07 1:18 PM  
Anonymous consumazioneobbligatoria said...

ci sono tanti vini che sanno di pernacchio... più parlati che bevuti (e pisciati, come si dice in toscana) e che non sarebbero piaciuti a soldati. bel blog, ciao af

30/10/07 4:58 PM  

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