sabato, maggio 5

Fuori dal Vinitaly! secondo round: Triple A, Villa Favorita, Vini Veri.


Renaissance des Appellations / Triple A (Ca’ Scapin, S. Maria di Zevio, Verona)
Il primo è un movimento che fa capo a Nicolas Joly, guru odiato-amato della viticoltura biodinamica nel mondo, a cui i produttori aderiscono sulla base di una carta di qualità fatta di precetti in parte filosofici e in parte viticoli e enologici.
Più o meno simile è il discorso Triple A: Agricoltori, Artigiani, Artisti, che fa riferimento a un vero e proprio decalogo ideato da Luca Gargano della Velier che è anche il distributore nazionale dei vini “Triple A” e sponsor principale della manifestazione.
In entrambi i casi ci si rivolge a una agricoltura che non utilizza chimica e che in cantina non fa uso di lieviti selezionati, né di enzimi, né utilizza tecniche di manipolazione dei parametri naturali del mosto (zuccheraggio, acidificazione e disacidificazione, minimo utilizzo di solforosa, nessuna chiarifica o filtrazione all’imbottigliamento, ecc.). In poche parole tutto l’opposto di quello che si fa nelle cantine di tutto il mondo. Per tutti i dettagli si può visitare il sito www.coulee-de-serrant.com di Joly oppure www.velier.it.
Circa ottanta le aziende presenti, divise in due sale rigorosamente separate. Al piano di sotto gli italiani e gli spagnoli, chissà perché confinati nella sala peggiore (dovere di ospitalità? ma i poveri spagnoli che c’entravano?), al piano di sopra gli altri, la maggior parte francesi, nella sala spaziosa, luminosa, dove si riusciva a respirare.
Intorno ai tavoli aleggia un po’ lo spirito commerciale della manifestazione: oscuri figuri si aggirano tra le bottiglie e presidiano alcuni punti strategici forti dell’etichetta che mostrano sul pass: Agente Velier. Scoraggiati ci teniamo alla larga da questi novelli jamesbond dato che siamo venuti solo per assaggiare i vini e non per stipulare contratti con chicchessia. Bellissime le foto in bianco e nero dei vignaioli presenti che facevano da sfondo ai tavoli di degustazione, bruttissimo il ristorantone prefabbricato tipo matrimonificio che ospitava la manifestazione.


VinNatur (Villa Favorita, Monticello di Fara di Sarego, Vicenza)
La madre di tutte le scissioni, due in due anni, il luogo da cui è partito tutto il movimento dei vini veri, naturali, o come volete chiamarli. A questo luogo da quattro anni salgo - la scalinata d’ingresso alla villa vale già il viaggio - con la sensazione di entrare in un luogo che racchiude in sé un’idea del vino diversa, a cui cerco sempre più di avvicinarmi per cercare di comprenderla. Saranno questi saloni affrescati, la luce che filtra dalle enormi finestre, i labirintici sotterranei disseminati di produttori, l’atmosfera rilassata di dialogo e il sorriso che vedo sulle labbra di tutti - sarà anche il vino, vabbè - ma ogni volta che scendo quelle scale per andarmene non ho il coraggio di guardarmi indietro.
Quest’anno a sottolineare che questi vini non si bevono e basta ma vanno anche pensati è stato organizzato un incontro con Pierre Paillard, ricercatore e pioniere della biodinamica in Francia che rifiutando nella presentazione la qualifica di professore si è definito un semplice “elettrone libero”. Al suo fianco Carlo Petrini per pubblicizzare la manifestazione svoltasi il 15 aprile a Montpellier e che ha riunito per la prima volta i vignaioli in lotta contro la riforma del settore vitivinicolo europeo che potrebbe porre definitivamente fine al mondo contadino per far spazio all’agroindustria come è già successo nel resto del mondo. Finito l’incontro tutti i produttori prendono silenziosamente posto e cominciano a offrire i loro vini ai visitatori.
Cosa accomuna i circa settanta produttori? Qua non ci sono decaloghi o giuramenti da rispettare anche sotto tortura: Angiolino Maule, produttore locale e mente organizzativa della manifestazione ogni anno invita i produttori, che per la maggior parte sono comunque biologici o biodinamici. Ma non c’è una legge assoluta, inderogabile. Sono tutti sul sito www.villafavorita.it.


A ViniVeri (Villa Boschi, Isola della Scala, Verona) terza parte della scissione avvenuta quest’anno che ha mantenuto il nome originale, non sono potuto andare. Tutte le informazioni sui produttori presenti sono sul sito www.viniveri.net.
Di tutti i vini che ho assaggiato che dire: grandi cose, altre medie, altre piccole. Normale come in tutte le degustazioni. Non è mia intenzione fare liste con giudizi, voti, numeri, vaniglie e sottoboschi dal retrogusto animale. Mi sento di dire che di quasi tutti i vini che ho assaggiato ho un bel ricordo. E poi ogni anno fuori dal Vinitaly ci sono solo cose belle.
Dice Joly: un vino biodinamico non sempre è buono, ma sicuramente è sempre vero. Vero.

Enrico Bachechi

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1 Comments:

Anonymous fortunato sebastiano said...

gentilissimi,
vi garantisco che l'esperienza legata ai vini di cui parla il buon bakakis è davvero entusiasmante. ormai è da qualche anno che bazzico le accolite dei vini veri e critici, anche prima delle mode borghesi ed elitarie devo dire, ed è sempre un sollievo uscire dal vinitaly (in tutti i sensi) e tuffarsi nel chiarore di alcune bottiglie pure (per come possono essere pure le cose degli uomini). anche quest'anno il mio vagar per quelle nebbie venete è stato accompagnato dal prode bachechi (per fortuna c'era anche la mia amata fonzie) ed ho vissuto bei momenti (quel che mai o quasi avviene alla fiera di verona) di stupore e fantasia rivelata nei nostri assaggi randagi e curiosi, ritorno del piacere del vino insomma. l'immagine che mi rimanda alla giornata (bella) nelle sale del (brutto) cà scapin la posto al più presto. togliamo il mistero al vino, chiamiamolo scienza, e lo avremo ucciso per sempre.

25/5/07 6:35 PM  

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